I libri che non scriverò mai. Quante volte ci ho pensato e anche qualche bozza ho scritto. Invano. Non completerò mai l'Opra...
Il primo libro che avrei voluto scrivere è naturalmente sull'ipnosi. Dal 1983 mi interesso di ipnosi. Non ricordo più quanti libri ho letto, congressi frequentato, seminari, workshop e corsi. A quanti allievi ho insegnato e quante ore di lezione ho tenuto. Il numero esatto dei pazienti che ho seguito, degli atleti, le supervisioni che ho tenuto per altri colleghi. Ho conosciuto i più grandi ed importanti ipnologi del mondo. Alcuni,  tra cui dei miei maestri, non ci sono più; ma la loro pratica ed il loro insegnamento non solo vivono nel mio lavoro, ma in quello di tanti colleghi seri che si impegnano e si aggiornano con volontà ed umiltà.
Ecco il mio primo libro avrei voluto fosse sull'ipnosi. Un po' la summa delle mie esperienze, un po' di consigli per chi li volesse sperimentare e diversi casi clinici, molti conclusisi positivamente altri meno. Ma da tutto si impara e chi dice di  non commettere errori mente.



Il secondo libro, sempre legato all'ipnosi riguarda le sue numerose applicazioni in psicologia dello sport. Il lavoro per migliorare la performance di un atleta, l'aiuto che gli si può dare per recuperare al meglio un infortunio, indirizzare l'ansia agonistica nella zona delle risorse piuttosto che nell'area degli scarti. Lavorare individualmente o con una squadra, favorire con l'ipnosi e l'imagery i fattori di comunicazione in una coppia di atleti (pensate al pattinaggio o al ballo sportivo), collaborare con le altre figure di un team proponendo un mirato ciclo di visualizzazioni con diversa valenza, sono alcuni ambiti che certamente mi sarebbe piaciuto sviluppare e trattare in uno scritto. Mi interesso di psicologia dello sport dal 1988. Ho la fortuna di avere amici esperti tra i migliori in Europa e di essere stato per due splendidi anni il presidente della prima associazione Nazionale in PdS, l'AIPS. Andate a vedere il sito, ve lo consiglio: www.aipsweb.it


Il terzo libro è il più curioso secondo me, forse il più pericoloso o perlomeno atipico. Infatti non rientra nel novero dei manuali o delle guide, piuttosto nella descrizione con gli occhi dello psicoterapeuta, di una storia di amore tra un paziente ed una paziente che non si conoscevano quando hanno cominciato il loro lavoro personale, lui con me , lei con una stimata collega. Ma che per quei giochi della vita che superano la fantasia, si incontrano, si conoscono e si amano. Io e la mia collega testimoni silenziosi e rispettosi, stupiti e attenti ed infine sorpresi di aver imparato tanto anche da questa storia. Le mail di lui a lei, le sue dediche, il crescere dell'emozione, del desiderio, della passione. Le  mail di lei a lui, le musiche, i libri, le decine e decine di poesie. I sogni, i dubbi, la paura di qualcosa sentito come troppo grande e troppo tardivo da infilare nelle loro vite,  hanno reso gli anni di lavoro terapeutico densi  e ricchi, preziosi ed unici,  con   una parte però che ho sentito come universale e per questo, credo, ben si presterebbe con tanta delicatezza ad essere portata alla luce del sole. Una poesia tra le tante che conosco credo possa dare un po' l'idea. Ringrazio la straordinaria Wislawa Szimborska (incontrai un suo libriccino...proprio per caso... a Cracovia, sconosciuti allora  l'uno all'altra) a cui rubo le parole per dire:

Amore a prima vista
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
Uno “scusi” nella ressa?
Un ‘ha sbagliato numero nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà

 

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