L’ IPNOSI: definizione e introduzione

 
L’ipnosi si può definire come uno stato naturale di modificazione della coscienza vigile che è la condizione abituale e prevalente. Inoltre da più di un secolo è diventata una procedura durante la quale un medico o uno psicologo specializzati in ipnosi, suggerisce al paziente di fare un’ esperienza di cambiamenti nelle sensazioni, percezioni, pensieri o comportamento (www.psicologi-italia.it). È un fenomeno psicosomatico particolare che coinvolge sia la dimensione fisica, sia la dimensione
psicologica del soggetto.  Il termine "ipnosi" (dal greco "hypnos", sonno) fu introdotto da James Braid nella prima metà del 1800 per le analogie che a quel tempo sembravano esserci fra le manifestazioni del sonno fisiologico e quelle che si avevano in quella condizione particolare che si pensava creata dai magnetizzatori. Oggi sappiamo che il sonno non ha nulla a che fare con l'ipnosi. Il termine "ipnosi" non è certo quello più adeguato per sintetizzare e descrivere quanto avviene in quella condizione particolare di funzionamento dell'organismo umano detta ipnosi. In questa condizione sono coinvolti aspetti neuro-psicofisiologici particolari, una relazione interpersonale, e l'impiego di potenzialità specifiche del soggetto.
L'ipnosi non è altro che "la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa adeguatamente orientata". Quest'ultima è la definizione fatta propria dal CIICS (Centro Italiano di Ipnosi Clinica e Sperimentale) (
CIICS, 2014 ). L'istituto H. Bernheim di Verona fondato dal veronese G. Guantieri, definisce l'ipnosi come la risultante tra  stato di coscienza e la relazione con l'altro, inteso anche come parte del mondo.
Oltre a rappresentare una potenzialità psicobiologica individuale sviluppata nel processo evoluzionistico di adattamento all’ambiente, la modificazione degli stati di coscienza costituisce parte essenziale di ogni cultura umana. Tutti i popoli hanno sviluppato al riguardo tecnologie più o meno sofisticate a scopi terapeutici o spirituali. Alla fine del Settecento, in Occidente lo sviluppo di tali tecnologie ha avuto un impulso incredibile e in due secoli di storia è stata accumulata una quantità enorme di metodi, di osservazioni e teorizzazioni confluite nel corpus dell’ipnosi e dell’ipnotismo. Se intendiamo “ipnosi” uno stato di coscienza speciale e per “ipnotismo” le procedure necessarie per ottenere questo stato, allora la storia dell’ipnotismo consiste nella sequenza dei passaggi  fondamentali di un modo occidentale di studiare la modificazione dello stato di coscienza e di utilizzare per scopi terapeutici i cambiamenti psicologici che avvengono durante tale modificazione. Lo studio dell’ipnosi e della sua evoluzione nella storia dovrebbe riguardare almeno tre aspetti:

  • la natura dell’ipnosi come stato di coscienza e la sua fenomenologia: rappresentata dalla mutevolezza che la sua fenomenologia presenta lungo le varie epoche storiche (Ellemberger 1970), tra contesti (Erickson, 1980 b), e tra le persone (Hilgard, 1965).
  • i fenomeni psicosociali che la sostengono: rappresentano la punta più avanzata della nostra conoscenza: sappiamo bene quale sa il ruolo svolto dalle variabili contestuali nello sviluppo e nella forma assunta dalla trance (Jaynes, 1976; Del Castello, 1991, 1995), ma altrettanto bene conosciamo l’influenza svolta da atteggiamenti, motivazioni e aspettative sulle risposte che i vari soggetti danno alla situazione ipnotica (Barber, Spanos and Chaves, 1974; Del Castello and La Manna, 1991; Del Castello, La Manna e Lombardi, 1985; Kirsch, 1999)
  • le tecniche che la inducono: ne abbiamo ad oggi compreso i principi che ci hanno consentito di abbandonare tecniche ritualistiche per costruire induzioni all’interno della conversazione terapeutica (Erickson, 1980 a, 1980 b, 1980 c, 1980 d; Del Castello e Casilli, 2007).
Oggi, le neuroscienze con i nuovi mezzi d’indagine di cui dispongono stanno mostrando un crescente interesse nei confronti dei fenomeni ipnotici, che possono acquisire, di conseguenza, una dignità scientifica finora impensabile. Man mano che le tecniche di ricerca evolvono, sarà possibile studiare fenomeni mentali sempre più complessi. È  necessario garantire quindi, sia alla generazione attuale sia a quella futura, la competenza tecnica necessaria per produrre, nelle nuove condizioni sperimentali, quei fenomeni ipnotici che nel tempo hanno affascinato l’umanità. La tecnica  ipnotica in questo senso deve essere considerata un patrimonio inalienabile dell’umanità (forse è ridondante...), che come tale merita una tutela particolare (De Benedittis, Del Castello, Valerio, 2008).
 
 

IPNOSI: la storia

L'ipnosi intesa come potenzialità della mente umana pare essere stata impiegata fin dall'antichità: Charles Arthur Musès (1972) scrive di aver trovato un'antica registrazione di una seduta ipnotica nella incisione di una stele egizia risalente al regno di Ramesse XI della XX dinastia (circa 3.000 anni fa) (Musès C). Prima delle ricerche di Franz Anton Mesmer, medico tedesco del Settecento (1734 - 1815) tutti i fenomeni che oggi possono essere fatti rientrare in specifiche potenzialità dell'immaginazione erano considerati isolatamente come manifestazioni divine o diaboliche, oppure il risultato di pratiche magiche. Mesmer formulò la teoria del magnetismo animale (1779): Il mesmerismo. Le sue dottrine erano alquanto controverse e  venivano decisamente contrastate dalla scienza medica. Egli sosteneva che il corretto funzionamento dell'organismo umano è garantito da un flusso armonioso di un fluido fisico che lo attraversa e pensò che tale fluido si identificasse con la forza magnetica. Malattie e disfunzioni sarebbero perciò dovute a blocchi o difficoltà di scorrimento di questo flusso che secondo le sue teorie doveva essere in armonia con quello universale. Mesmer elaborò, su queste basi, un metodo di cura che consisteva nell'applicazione di calamite sulle parti del corpo supposte come causa del blocco. Dopo pochi anni Mesmer stesso si rese conto che la sua teoria sui fluidi era totalmente sbagliata e a poco a poco capì che i pazienti miglioravano non per la forza magnetica, ma per la suggestione mentale che lui sapeva provocare in loro. Questo arcano legame tra medico e paziente lo chiamò dapprima magnetismo animale e poi mesmerismo. Successivi studi medici e scientifici dimostrarono l'infondatezza delle teorie di Mesmer, e dunque le sue congetture furono accantonate. Nonostante l'insuccesso su base scientifica, la dottrina e gli esperimenti di Mesmer agevolarono lo sviluppo di studi verso fenomeni quali l'ipnosi ed il "sonno magnetico" indotto dal terapeuta (Wikipedia, Mesmerismo). Infatti tale teoria fu condannata dall'Accademia delle Scienze e dalla Facoltà di Medicina di Parigi (1784).
Un'importante revisione delle teorie di Mesmer fu proposta dal medico inglese James Braid (1785-1860). 
  Braid cercò di dimostrare come il « fluido magnetico » cui il Mesmer e seguaci attribuivano ogni influenza sui loro pazienti, non esistesse affatto, e come i fenomeni del magnetismo animale furono del tutto soggettivi, cioè inducibili, mediante l’uso, da parte dell’operatore, di mezzi atti a stancare l’attenzione come la fissazione di un punto brillante. Questo chirurgo inglese studiando a fondo la cosa si convinse della realtà del fenomeno dimostrando come fosse possibile indurre il sonno con le sole parole senza l’ausilio di altre forze (Tecniche di Ipnosi 2, 2014). L’ ipnosi nella metà del 1800 era accettata da tutti grazie al Braid che dava ragione ai sostenitori della teoria dell’immaginazione troncando definitivamente la disputa tra fluidisti ed animisti. Cercando di riprodurre le esperienze del magnetizzatore Lafontàine, Braid si convinse che se il soggetto non poteva più aprire gli occhi e si addormentava sotto l’azione dello sguardo, si trattava semplicemente.di affaticamento. Lo stesso risultato poteva essere ottenuto mediante la contemplazione di un oggetto brillante. Questo nuovo modo di ottenere il « sonno nervoso » riusciva pressoché sempre con gli adulti, i bambini e anche gli animali (Tecniche di Ipnosi 3, 2014). Gli sviluppi successivi di interpretazione dell'ipnosi si devono ai lavori di Ambroise-Auguste Liébeault (1823-1904), un medico di Nancy e di Hippolyte Bernheim (1837-1919) famoso neurologo parigino che insieme fondarono la Scuola di Nancy. La scuola di Nancy si trovò a dover opporre studi e teorie sull'ipnosi, alla scuola di Jean-Martin Charcot (1825-1893) che operava all'Ospedale della Salpêtrière di Parigi. Mentre per la scuola di Nancy l'ipnosi era un fenomeno psicologico normale e tutti i suoi fenomeni potevano essere spiegati con la suggestione, Jean-Martin Charcot considerava l'ipnosi un fenomeno patologico, una nevrosi isterica artificiale.
Sebbene ancora poco conosciuto,  è tuttavia certo che Freud coltivò un amore contrastato che durò circa dieci anni, dal 1885 al 1895, per l’ipnosi. Sullo sfondo degli ultimi decenni del XIX secolo in Europa vide il proprio trionfo la scienza positivista, soprattutto nell’ambito neurologico e, in particolare, l’apogeo dell’ipnosi come strumento d’indagine e di trattamento di molte affezioni neurologiche o ritenute tali. Il cuore di questa fucina di esperienze di un’ipnosi studiata e insegnata con rigore scientifico in severe aule universitarie era Parigi, con l’indiscusso Principe della neurologia francese ed europea dell’epoca Jean-Martin Charcot (1825-1893). A lui si deve se l’ipnosi,  sopravvissuta avventurosamente a decenni di oscuramento e abbandono dopo la meteora mesmeriana, ritrova il suo riscatto e la sua dignità clinica e scientifica. La fama di Charcot all’epoca era all’apice e non sorprende che il giovane Freud, vincitore di una borsa di studio, approdi proprio a Parigi alla Salpêtriere. Fu innamoramento a prima vista: fu particolarmente impressionato nel vedere riprodurre e poi far scomparire paralisi sperimentali e sintomi isterici per mezzo dell’ipnosi. Passati alcuni anni e dopo aver lavorato assieme a Breuer, medico viennese amico di Freud, descrivendo il loro lavoro negli Studi sull’isteria (Breuer e Freud, 1967), si presentò una difficoltà di ordine tecnico: purtroppo Freud non era sempre in grado di indurre ipnosi profonda in soggetti che talora si mostravano refrattari ad ogni tentativo di ipnotizzazione. Attribuendo questi insuccessi all’inefficienza della tecnica decise nel luglio 1889 di recarsi a Nancy dal grande Berheim, autore del testo De la suggestion et de ses applications thèrapeutiques (Berheim, 1884).Nonostante un iniziale superamento dell’impasse attribuito ai limiti della procedura ipnotica, Freud scrive “Quando capii che nonostante tutti i miei sforzi non mi riusciva di trasferire nello stato ipnotico che una piccolissima parte dei miei malati, decisi di rinunciare all’ipnosi e di rendere indipendente da essa il metodo catartico” (Freud, 1910). A partire dal 1896 Freud abbandonerà gradualmente l’ipnosi; quell’anno rappresenta una svolta epocale perché proprio in quell’anno venne coniato il termine “psicoanalisi” (Chertock, 1990) e nasce un nuovo modo di percepire  e trattare la malattia mentale.
Quello che ignorava o non capiva Freud era che non è affatto indispensabile la trance profonda per una psicoterapia efficace. Inoltre l’ipnosi non è un ostacolo alla comprensione delle dinamiche psichiche, bensì un potente strumento di analisi di tali dinamiche e delle loro correlazioni psicobiologiche. L’ipnosi è anche un formidable strumento per analizzare e superare le resistenze del paziente. Per quanto attiene alla relazione ipnotica, il rapport ipnotico, opportunamente gestito,  è un incomparabile vantaggio, e non un ostacolo, nella relazione psicoterapeutica (De Benedittis, 2005).
Con la morte di Jean-Martin Charcot (1893) e l'inizio della psicanalisi cominciò per l'ipnosi un periodo di decadenza. Un certo risveglio di interesse per l'ipnosi si ebbe durante la prima guerra mondiale quando con tale metodo si iniziarono a trattare le nevrosi traumatiche di guerra, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale l'atteggiamento della scienza ufficiale nei confronti dell'ipnosi migliorò. In particolare in questo periodo il dottor Milton Erickson (Nevada, 5 dicembre 1901 – Arizona, 25 marzo 1980 ), che fu presidente e fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica e membro della Associazione Americana di Psichiatria, della Associazione Americana di Psicologia e della Associazione Americana di Psicopatologia, sviluppò un'ipnoterapia chiamata ipnosi ericksoniana, che permette di comunicare con l'inconscio del paziente. Questo tipo di ipnosi è molto simile ad una normale conversazione ed induce una trance ipnotica nel soggetto (“L`ipnosi non esiste, tutto e` ipnosi”, affermava. Vedi Fig. 3). Nel 1949 venne fondata negli USA la Society for Clinical and Experimental Hypnosis; e nel 1959 divenne Società internazionale. Nel 1957 venne fondata una seconda società l'American Society of Clinical Hypnosis. In particolare nel 1958 I'American Medical Association riconobbe l'ipnosi come legittimo metodo di cura in medicina e in odontoiatria. Nel 1969 l'American Psycological Association creò una sezione di psicologi che si interessavano prevalentemente di ipnosi. In Inghilterra, nel 1955 la British Medical Association riabilitò ufficialmente l'ipnosi. In Italia la prima Associazione scientifica per lo studio e l'applicazione dell'ipnosi: A.M.I.S.I. (Associazione Medica Italiana per lo Studio dell'ipnosi), si costituì nell'aprile del 1960 (www.scuoledipsicoterapia.it).
 
IPNOSI OGGI
 
L’ipnosi negli ultimi anni è diventata un argomento maturo per la comunità scientifica internazionale ed è riconosciuta come un potente e affidabile strumento fisiologico d’indagine sul sistema nervoso centrale e periferico. Si è parlato a riguardo di una “rinascita” dell’ipnosi e di una possibile “rivoluzione copernicana” (De Benedittis, 2004). Allo stesso tempo, i pregiudizi riguardo l’ipnosi sono diffusi in modo pervasivo e persistente in tutti gli strati sociali, perfino negli ambienti scientifici e specialistici della psicoterapia, e possono rappresentare una forte resistenza al successivo sviluppo delle discipline ipnotiche (Loriedo, 2004; Del Castello e Loriedo, 1985). Molti professionisti dell’ipnosi tendono a non utilizzare la parola “ipnosi”, durante il loro lavoro, preferendo altri sinonimi come “rilassamento” o “concentrazione”, proprio per evitare di incontrare delle difficoltà. Tali resistenze culturali nei confronti dell’ipnosi sono riconducibili al problema del controllo di sé e della possibilità di fare altrimenti rispetto alle suggestioni dell’ipnotista. Da un punto di vista filosofico, dunque, esse sono inquadrabili all’interno del problema del libero arbitrio. Molti scienziati, basandosi sule recenti scoperte neuroscientifiche, in particolare quelle in cui vi sono evidenze che il cervello inizia a prendere decisioni prima che se ne sia consapevoli, hanno iniziato a sostenere che il libero arbitrio è un’illusione. Alcuni ricercatori e teorici dell’ipnosi parlano dell’illusione del libero arbitrio e ritengono che l’esperienza della volontà sia il risultato della percezione di una causalità mentale apparente. La posizione di Irving Kirsch e Steven Jay Lynn, per esempio è che “la volizione non è un contenuto introspettivo della coscienza, ma piuttosto un’interpretazione” e la loro conclusione è che “il comportamento intenzionale è iniziato automaticamente” (Kirsch e Lynn, 1997).
 
 
L’interesse per l’ipnosi applicata in diversi contesti non solo clinici è notevolmente cresciuto negli ultimi decenni. In letteratura sono numerose le pubblicazioni con lo scopo di indagare l’efficacia di questa tecnica in diversi contesti. In ambito clinico, alcune recenti meta-analisi hanno evidenziato per quali disturbi psicologici l’ipnosi risulta efficace, anche in affiancamento ad altre tecniche psicologiche. Per l’ipnosi applicata allo sport la situazione, invece, non è così chiara. Nonostante l’ipnosi sia ampiamente utilizzata nel mental training per l’ottimizzazione della prestazione sportiva, la ricerca scientifica è ancora esigua (GIPS, 2012).

        IPNOSI: Milton H. Erickson

 
 "L'ipnosi non esiste tutto è ipnosi"
(
Milton Erickson)
 
Per chiarire l'evoluzione del concetto di ipnosi e capire il ruolo del terapeuta e quello del soggetto partiamo dalla definizione di Milton Erickson, medico e psichiatra statunitense, maggior esperto dell'ipnosi moderna. Per Erickson l'ipnosi è una componente comunicazionale naturale del ruolo terapeutico, si parte dal concetto antico di ipnosi, strumento teorizzato ed utilizzato da Freud, in cui il linguaggio è diretto ed autoritario e lascia poco spazio all'interazione paziente – terapeuta. Si assiste ad una trasformazione delle parole utilizzate nella trance in qualcosa di intimo e familiare non direttivo ma persuasivo, non autoritario ma comprensivo. La rivoluzione Ericksoniana  ci ha consegnato , metodologie volte a rivalutare il ruolo della relazione terapeutica e a pensare alla guarigione come frutto di riorganizzazione di pensieri, modi di vivere, ricordi e percezioni “attraverso” la relazione ipnotica (Loriedo 1978; 1995; 2000). Il terapeuta ha il compito di attivare le risorse del soggetto tenendo conto dell’unicità della personalità di quest’ultimo. (Evoluzione clinica dell’ipnosi, 2009, pag.13).
Importante in questo passaggio sottolineare che l'aspetto comunicazionale è dovuto soprattutto a quello che Erickson definisce rapport terapeuta – paziente. Cos'è il rapport? Si tratta di una particolare situazione di fiducia, comprensione ed empatia che deve nascere spontaneamente dall'incontro tra ipnotista e soggetto. Rappresenta uno stato di armonia, in cui la persona concede  fiducia al conduttore, al  punto da permettergli di guidarlo e motivarlo ad esplorare il proprio inconscio. E' un concetto molto simile al transfert psicoanalitico, il quale considera questa carica affettiva, in senso sia positivo che negativo, che passa dall'operatore al paziente e viceversa, la parte vitale del processo terapeutico. Un passo successivo è stato fatto da uno psicoterapeuta tedesco nel 2004, Peter ha ipotizzato che il modello di influenza terapeutica che ho appena descritto andasse oltre e diventasse una vera unità terapeutica terza, in aggiunta a terapeuta e paziente; l'ha chiamata tertium terapeutico. Questa alleanza terapeutica secondo Peter è il vero guaritore, con la partecipazione dell'operatore che stimolandola con le parole trasforma la comunicazione ipnotica in un processo di autoguarigione. Nel rapport assistiamo alla “riduzione bilaterale della consapevolezza periferica e della attività inconsce congiunte” e la “tendenza a sviluppare idee e significati comuni” (Ducci, 2000). Lo stile comunicativo di Erickson consentiva l’instaurarsi del rapport attraverso una attenzione privilegiata ai meccanismi dissociativi utilizzando un codice ricco di metafore, analogie, parti per tutto, alogico perché privo della bipolarità affermazione-negazione (De Benedittis, 1985). Il terapauta “legge i segnali dell’inconscio del paziente attaverso le minimal cues che non sono coscienti per il paziente, il quale, d’altro canto, nella circolarità della relazione, presterà inconsciamente attenzione alle minimal cues del terapeuta. Le minimal cues possono essere definite come: “indicatori apparentemente insignificanti e irrilevanti di uno specifico stato mentale o processo interno abitualmente non considerati un segnale da persone non addestrate poiché solo un’osservazione molto accurata rivela e connessioni tra questi indicatori e il significato delle risposte comportamentali”. Le minimal cues possono essere uno strumento importante e utile se usati consapevolmente dal terapeuta che presta loro particolare attenzione (L’evoluzione clinica dell’ipnosi, 2009, pag.43-46).
Altro concetto di fondamentale importanza nel percorso della conoscenza della psicoterapia ipnotica è quello di inconscio, che per Erickson è il luogo dove sono contenute le risorse di un individuo, si tratta quindi di un riferimento stabile e ben definito. Il linguaggio che un terapeuta deve utilizzare per raggiungere tale luogo deve essere “simile al sogno” cioè esprimere in modo creativo e fantastico idee che racchiudano progetti pragmatici e logici. Facendo un passo verso i giorni nostri e rifacendomi alla corrente che mi appartiene, quella della psicoterapia ipnotica neo – ericksoniana, possiamo riassumere i concetti base dicendo che: la trance è un fenomeno naturale che si genera nel paziente con l'intervento ed il supporto del terapeuta, in modo però da rappresentare una modalità individuale, propria del paziente. La condotta del terapeuta nel processo di induzione ipnotica, una volta avute dal soggetto notizie sufficienti per stabilire il rapport, è volta a chiarire i dubbi e capire gli obiettivi del paziente e mai imporre i propri. Nel processo terapeutico il lavoro viene svolto essenzialmente dal paziente, il terapeuta è un compagno di viaggio affidabile e sempre presente nel momento del bisogno. Lo strumento principale utilizzato nella trance ipnotica, per facilitare la comunicazione con la parte inconscia, è la metafora, che altro non è che una figura retorica che trasferisce ad un oggetto il nome proprio di un altro, secondo un rapporto di analogia tra essi. Il riferimento della metafora deve essere semplice ed intuitivo, e l'origine spontanea e discorsiva, quindi facilmente intellegibile per il paziente che deve sentirsela come propria. Per questo motivo all'interno di una induzione lo psicoterapeuta neo – ericksoniano ripropone in forma metaforica frasi e concetti che il paziente ha esplicitato durante la verbalizzazione, in modo che solo l'inconscio possa interpretarli direttamente, mentre la parte razionale del soggetto non può capirli. Questa azione è favorita dalla situazione che si viene a creare in uno stato di trance, cioè dall'abbassamento dell'attività dell'emisfero cerebrale che è maggiormente interessato dalla logica e di contro dalla maggiore partecipazione dell'emisfero emozionale. Le parole ed il significato che introducono all'inizio la metafora vengono prodotte dall'area razionale in cui si trovano all'inizio, e poi lentamente e forse anche disordinatamente attraverso la verbalizzazione si spostano verso l'area emozionale. Per chiarire, la verbalizzazione è un discorso allegorico, più descrittivo che emozionale, in cui la comunicazione è enfatizzata ma ancora diretta, e quindi rivolta alla parte razionale del soggetto. Una volta che il paziente ha compreso il percorso tracciato con il terapeuta allora ci si può spingere più in profondità e parlare alla parte emozionale.Con le metafore per esempio. Le metafore non  contengono messaggi standardizzati ma sono costruite estemporaneamente dal terapeuta in relazione alla situazione discussa con il paziente. L'immagine mentale ha un ruolo specifico nel processo terapeutico ipnotico in quanto le immagini vissute non sono necessariamente né letteralmente quelle suggerite dall'operatore ma di fatto sono guida e supporto del paziente e attraverso di esse il paziente può riassociare e riorganizzare gli aspetti confusi dell'esperienza psicologica (Buraf, 2014)
I pilasti della saggezza di Milton H. Erickson: L’esperienza innanzi tutto. Esperienza fatta con attenzione, osservazione, studio, ricerca, ma anche di disciplina e di fiducia nelle risorse che ciascuno possiede. Disciplina e di fiducia applicate in primo luogo nella sua lotta personale contro le malattie e la sofferenza fisica, dove ha trasformato i vincoli in possibilità. E’ innegabile che Erickson partecipava alla realtà osservata e non si riteneva neutrale, anzi “ciò che spicca nell’opera di Erickson  è la maniera prodigiosa in cui egli riusciva a entrare nel mondo esperienziale del cliente: una maniera che faceva sparire la sintomatologia e aiutava il paziente ad accedere alle sue stesse risorse …” (Keeney, 1985).
Il genuino interesse per l’altro, che sottende al rapport; l’attenzione rivolta all’altro in un processo reciproco di apprendimento; il  rispetto e l’utilizzazione di tutto ciò che il cliente/paziente porta di suo in terapia (“resistenze” comprese); la curiosità verso le possibilità che si aprono; ecco altri pilastri della saggezza di Erickson! (L’evoluzione Clinica dell’Ipnosi, pag. 120-121)
Efficacia della psicoterapia ericksoniana: di seguito la Tabella Comparativa della Meta-Analisi di Smith, Glass e Miller (Smith et al.,1977) confermerebbe che la psicoterapia ipnotica ericksoniana sarebbe da considerarsi come una delle Psicoterapie più efficaci rispetto a tutte le altre.

  Media dev.standard punto z Percentile
Psicoterapia ipnotica eriksoniana 1,82 1,15 -0,776 78
Psicoterapia cognitivo-comportamentale 1,13 0,83 -0,224 59
Terapia psicodinamica 0,69 0,50 -0,128 45
Terapia razionale-emotiva 0,68 0,54 -0,136  
Analisi transazionale 0,67 0,91 -0,144 44
Terapia adleriana 0,62 0,68 -0,184 43
Terapia centrata sul cliente 0,62 0,87 -0,184 43
Trattamento placebo 0,56 0,77 -0,232 41
Counseling indifferenziato 0,28 0,77 -0,232 41
Terapia della realtà 0,14 0,38 -0,568 28
Tab. 1: Tabella comparativa della Meta-Analisi di Smith, Glass e Miller (1977)

IPNOSI: che cos’è l’ipnosi

 
L’ipnosi è considerata un mezzo di comunicazione, cioè di una situazione che si applica tra due persone in cui la comunicazione verbale assume un ruolo diverso e più profondo ed il piano su cui si interagisce non è quello della comunicazione oggettiva, bensì quello più intimo e familiare dell'inconscio. Per raggiungere la profondità di interazione desiderata è importante partire da quello che si chiama distacco dell'attenzione, uno spostamento dell'attenzione dell'ipnotizzando dalla realtà circostante che lo porta a toccare una sfera più ristretta e personale. Questo è il primo passo del percorso di lavoro con l'ipnosi ed è fondamentale per rafforzare lo stato di concentrazione del soggetto; si tratta di una situazione facile da creare perché tutti la proviamo quando stiamo per addormentarci, anche se poi la trance si discosta dal sonno fisiologico, perché si tratta di uno stato modificato di coscienza in cui si resta vigili e consapevoli del mondo; quindi si è consapevoli di quello che c'è intorno, ma l'attenzione è tutta rivolta alle proprie sensazioni e non a quelle che ci circondano e ci distraggono dalla nostra interiorità.
Il denominatore comune degli innumerevoli metodi per indurre la trance ha l'obiettivo più o meno riconosciuto ed intenzionale di restringere il campo della coscienza del soggetto attraverso una perdita di significato degli stimoli esterni, l'unico punto di contatto con la realtà da cui ci si allontana alla fine sono le parole dell'ipnotista. Per questo motivo l'ipnosi non può essere attribuita ad uno solo dei partecipanti ma è un'interazione attiva tra ipnotista e soggetto (
Buraf, 2014).
Diverse sono ancora oggi le teorie e le interpretazioni del fenomeno che si confrontano. In termini neurofisiologici l'ipnosi viene interpretata come condizionamento, apprendimento, inibizione ed eccitazione corticale e in termini psicologici, è interpretata come rapporto interpersonale, come suggestione, come gioco di ruoli, come regressione e come transfert; e alcuni addirittura sostengono che l'ipnosi non esista in quanto per spiegare i fenomeni osservati non è necessario ricorrere al concetto di ipnosi. La Divisione 30 dell’American Psychological Association afferma: “L’ipnosi non è un tipo di psicoterapia. Non è neanche un trattamento in e di per se stessa; piuttosto essa è una procedura che può essere usata per facilitare altre tipi di terapie e trattamenti (Division 30, 2005). Tuttavia, l’affermarsi di approcci evidence-based in psicoterapia ha consentito all’ipnosi, seppure in combinazione con approcci soprattutto di tipo cognitivo-comportamentale, di ottenere una validazione empirica della sua efficacia, che le garantiscono una posizione ormai inalienabile nell’ambito della psicoterapia. Recentemente, L’Intenational Journal of Clinical and Experimantal Hypnosis, ha pubblicato una raccolta di articoli che supportano empiricamente l’efficacia dell’ipnosi nel trattamento di specifici disturbi: la depressione (Alladin e ALibhai, 2007), l’agorafobia indotta dalla sindrome del colon irritabile (Gloden, 2007), disturbi ossessivo-compulsivi (Frederick, 2007), disturbi post-traumatici (Lynn e Cardena, 2007), disturbi  alimentari (Barabasz, 2007), disturbi del sonno (Graci e Hardie, 2007), nondichè diverse problematiche di interesse medico. L’esperienza plurisecolare degli studiosi dell’ipnosi non è riuscita a costruire un modello di funzionamento della mente né patologico, né tantomeno normale. Anche se non vanno sottovalutate le potenzialità dell’ipnosi nella ricerca sperimentale in psicopatologia, è evidente che l’ipnosi si è posta, nel campo delle discipline psicologiche, essenzialmente come “scienza clinica” dei cambiamenti psicobiologici prodotti dalla comunicazione all’interno della relazione. Tuttavia, quello che potrebbe sembrare un limite, può rivelarsi un vantaggio. L’assenza di un modello forte della mente consente n rapporto più diretto cn la ricerca di base che, lungi dal vincolarla a concezioni della mente che si scontrano e mal si integrano con le moderne acquisizioni delle scienze cognitive, rene la psicoterapia fondata sull’ipnosi più in sintonia con i rapidi progressi nella conoscenza della mente e del cervello che stanno caratterizzando la nostra epoca. Inoltre la possibilità di introdurre all’interno della competenza clinica dell’ipnotista protocolli di provata efficacia, fornisce un supporto empirico a una forma di terapia consolidata da tempo. L’ipnosi, o meglio le caratteristiche psicobiologiche che rendono possibile tutta la fenomenologia ad essa collegata, costituisce un adattamento evoluzionistico della specie umana al proprio ambiente naturale (Spiegel, 2008) e sociale. La dimensione universale, sul piano antropologico-culturale, delle “tecnologie” della trance, colloca l’ipnosi in continuità con la tradizione millenaria delle pratiche terapeutiche delle civiltà umane (L’evoluzione clinica dell’ipnosi, 2007, pag. 103-105).
Gli utilizzi dell'ipnosi in senso moderno sono molteplici e versatili, certo non si può parlare di imprese miracolose o di grandi dannosità causate da ipnosi da circo, esiste un'area sufficientemente vasta, scientifica e pragmatica in cui ci si può muovere con questo strumento che aiuta le persone ma non promette miracoli se non quello di agire più a fondo, là dove la razionalità si ferma. L'importante per chi usa l'ipnosi è di renderla sicura e attenta alle esigenze del paziente, scientifica quanto basta; anche perché dobbiamo sempre ricordare le parole di Erickson: “fare ipnosi è pur sempre un'arte”, quindi un corretto equilibrio tra scienza e arte presente nel cervello di ciascuno di noi può essere garanzia di obiettività da parte di chi utilizza o fruisce di questo particolare strumento (
Buraf, 2014).
L’ipnosi all’origine della psicoterapia moderna: il contributo dell’ipnosi alla psicoterapia è tanto ampio quanto disconosciuto. Se per molti è facile riconoscere nell’ipnosi e i suoi antecedenti la prima forma di psicoterapia scientifica, non lo è altrettanto riconoscerne l’eredità lasciata alle attuali pratiche psicoterapeutiche scientificamente accreditate. Eppure alcune delle acquisizioni fondamentali della psicoterapia, che hanno trovato conferma nell’ambito della moderna ricerca sulla psicoterapia, appartengono al secolo in cui l’ipnosi si impose come strumento principale di cura psicologica. Queste acquisizioni possono essere così schematizzate:

  1. L’esistenza di un’influenza personale
  2. La potenzialità terapeutica della relazione
  3. I rischi potenziali della relazione interpersonale
  4. Le potenzialità dell’immaginazione
  5. L’efficacia della comunicazione
  6. I limiti della parte cosciente della mente
  7. La discontinuità della coscienza
  8. L’esistenza dell’inconscio.
 
L’accesso a stati diversi della coscienza: la trance ipnotica è stata definita come uno stato speciale ma normale della mente (Erickson, 1967, a); ciò in contrasto con una concezione ampiamente superata che vedeva l’ipnosi come un equivalente dell’isteria (Charcot, 1882). La trance rappresenta, invece, una potenzialità della mente, un’amplificazione delle comuni potenzialità umane (Barber, 1974), che favorisce e speso rende possibili processi trasformativi che possono essere messi a servizio dei fini terapeutici. Questi processi sono: la Suggestione, gli Ideodinamismi, e i Fenomeni Ipnotici. In quest’ultimi le persone in ipnosi sono in grado di mettere in atto comportamenti che, per quanto in continuità con i normali comportamenti quotidiani, appaiono come un ampliamento del repertorio abituale che estende le potenzialità dell’essere umano. Questi fenomeni, che possono apparire in misura variabile tra le varie persone, vengono comunemente classificati in: fenomeni ideomotori (per esempio levitazione del braccio, scrittura automatica, ecc), alterazioni della memoria ( amnesia, iperamnesia, regresione d’età), alterazioni della percezione (anestesia, analgesia, allucinazioni positive e negative in vari sistemi sensoriali), alterazioni della percezione del tempo (nel senso della contrazione o della dilatazione) (Del Castello e Casilli, 2007; Edgette ed Edgette, 1995). In un approccio fondato sull’ipnosi, come può essere considerata per eccellenza quello di Milton H. Erickson, l’uso strategico di queste potenzialità (la suggestione, gli ideodinamismi e i fenomeni ipnotici) rende la psicoterapia del tutto peculiare, in quanto utilizza sistemi autodifensivi, autocorrettivi e autoregolativi presenti all’interno del patrimonio psicobiologico e antropologico-culturale degli esseri umani (Jaynes, 1976; Lapassade, 1976; Del Castello, 2008) per produrre cambiamenti cognitivi, emozionali, comportamentali e relazionali nei pazienti.
Le procedure rese possibili dall’ipnosi: in situazioni specifiche, l’ipnosi dimostra si essere in grado, con modalità che sono precluse ad altri approcci, di favorire condizioni generali per il cambiamento terapeutico, oppure di rendere possibile procedure altrimenti non praticabili. Alcuni esempi di procedure sono il Rilassamento-Affidamento, una Base Sicura da cui partire per l’esplorazione e la Modificazione delle Aspettative (L’ Evoluzione Clinica dell’Ipnosi, pag. 96-104).
 
 

IPNOSI: le tecniche

 
Le tecniche di gestione dell'ipnotismo, specialmente in ambito terapeutico, sono cambiate nel tempo in relazione alla maggior conoscenza e ai diversi criteri di interpretazione del fenomeno. Si è transitati dai "passi" di Franz Anton Mesmer, dalle tecniche che cercavano di indurre rilassamento e sonno, dalle suggestioni dirette all'eliminazione dei sintomi, per giungere con Milton Erickson e altri studiosi alle elaborate tecniche di visualizzazioni guidate e di regressioni di età orientate alla definizione e rielaborazione delle dinamiche inconsce per finalità psicoterapeutiche. Le tecniche elaborate nel tempo sono state verbali, gestuali, attive, passive, di tensione, di rilassamento, dirette, indirette, mascherate, esplicite, accompagnate da comunicazioni visive, tattili, sonore e posturali.
Oggi che l'ipnosi non è più solo interpretata come uno stato rigido da ricercare (trance) per poi inserire suggestioni, ma come un modo di funzionare dinamico caratterizzato dall'abilità del soggetto a realizzare
ideoplasie (monoideismi plastici) attraverso l'orientamento adeguato della propria rappresentazione mentale, si sono ben definiti i criteri per l'elaborazione di tecniche efficaci.
È necessario che l'ipnotista abbia ben chiaro e ben definito l'obiettivo da raggiungere, ossia qual è l'idea che deve esprimersi plasticamente, qual è il comportamento da realizzare e qual è la rappresentazione mentale che li definisce in maniera adeguata. L'idea da realizzare deve essere fatta propria dal soggetto con cui si opera perché possa attivarsi il dinamismo atteso.
Perché la rappresentazione mentale possa essere espressa in termini fisici e/o di comportamento deve essere "carica della valenza giusta" (credenza, motivazione, aspettative, orientamento e attenzione). Un ulteriore accorgimento, è che, ovviamente, l'azione definita dall'obiettivo deve essere di possibile realizzazione per il soggetto in virtù della sua costituzione psicofisica e delle sue potenzialità di apprendimento (Wikipedia, Ipnosi).
Ci sono molte definizioni dell’ipnosi, e nessuna di queste è soddisfacente, né esiste una teoria che spiega e descrive tutti gli aspetti del fenomeno. Per questo mi limito a descrivere le tecniche fondamentali di utilizzazione dell’ipnosi. Ogni individuo è differente dall’altro e la sua unicità si manifesta anche nel comportamento ipnotico, ecco perché si devono scegliere approcci e tecniche differenti per ogni persona. L’ipnosi non è una chiave che apre tutte le porte, ma un grimaldello che deve sapersi adattare ad ogni serratura. Sebbene molti considerino l’ipnosi più un’arte che una scienza, ogni seduta ipnotica deve essere pianificata attentamente. L’improvvisazione va bene a teatro, ma non in uno studio. Durante l’ipnosi la mente è maggiormente ricettiva alle suggestioni e alle nuove idee, per questo può rimpiazzare convinzioni e comportamenti disfunzionali facilmente e velocemente. Ogni ipnotista usa le tecniche ipnotiche che ha imparato da altri e che nel corso degli anni ha sperimentato e modificato, adattandole alla sua personalità e alle sue capacità. Questo, apparentemente, porta a una grande numero di tecniche, metodologie e sistemi differenti, che in realtà rientrano in un numero ristretto di metodologie e tecniche da cui prendono spunto. Le tecniche si scelgono in funzione della natura del problema e della capacità ipnotica del soggetto. Un bravo ipnotista si distingue perché capace di sfruttare le caratteristiche del cliente che ha davanti piuttosto che cercare di far funzionare a tutti i costi l’unica tecnica che conosce.

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